venerdì 18 aprile 2014

Essere scrittore o fare lo scrittore?

Per chi si occupa di scrittura le parole sono o dovrebbero essere fondamentali.

Quando le parole non sono precise, non lo sono nemmeno le definizioni, e quindi si crea confusione, una confusione che permea chi scrive e chi legge, provocando crisi d'identità.

La rete ha cambiato molto: non è che prima non si potesse scrivere, ma farsi leggere non era così semplice; oggi invece con internet è molto più facile intercettare lettori più o meno interessati agli argomenti dei quali ci occupiamo scrivendo.

Comunemente si pensa a uno scrittore come a qualcuno che scrive qualcosa come libri, poesie, storie, notizie, resoconti, riflessioni.

Se però andiamo dietro a ogni singolo genere di scrittura, agli stili, alle tecniche, alle correnti e al tipo di destinatario, saranno più le differenze che i punti in comune, e ci sembrerà ci siano troppi modi per pensare alla scrittura.

Quando ci sono troppe cose, a volte, è come se non ce ne fosse nessuna.

Bisognerebbe trovare qualcosa che definisca gli scrittori al di là della forma e della modalità della loro espressione.

Possibile?

Quanti tipi di scrittori ci sono?

sabato 12 aprile 2014

Che cosa vogliono i lettori dei blog

Il nostro è un mondo in cui le persone non sanno cosa vogliono e sono disposte a passare un inferno per ottenerlo.

La frase è dell'umorista statunitense Don Marquis, e forse la conoscevi già (o forse conosci l'altra più famosa, che ben si adatta al momento attuale della politica italiana: se dai alla gente l'illusione di pensare, la gente ti amerà; ma se la fai pensare davvero, ti odierà).

In effetti, molte persone che gironzolano in rete leggendo qua e là si comportano proprio come se non avessero la minima idea di che cosa davvero le interessi, pur spendendo tempo ed energie a cercarlo.

Quando diciamo, nel mondo del blogging, che ogni blog ha i suoi lettori, investiamo su una fiducia verso ipotetici lettori, ma la realtà è un'altra.

La maggioranza dei lettori arriva per caso, non sa perché ci è arrivata, non lo sappiamo noi, e le possibilità di prevedere e governare questo fenomeno sono scarsissime.

Questo discorso vale anche per la gran parte dell'editoria: non sempre ci rechiamo in libreria sapendo già che cosa vogliamo, e ci capita di lasciarci guidare dall'istinto nello scegliere dei titoli.

Solo quando abbiamo letto comprendiamo veramente da dove siamo partiti: da un problema.

Ciò che guida l'attenzione del possibile lettore, dunque, come un radar, è un problema o qualcosa di irrisolto, una domanda, un dubbio, una curiosità indefinita, tutte cose alle quali un post, un articolo o un libro potrebbero rispondere.

Ma la maggior parte dei lettori, anche quando è consapevole del problema di partenza, quasi sempre non ha la minima idea di quale possa essere la soluzione, e quando ce l'ha finisce per scoprire che la soluzione pensata era sbagliata, e quella giusta era lontana dal loro pensiero.

Il lavoro di chi sta da questa parte, di chi quei post, quegli articoli e quei libri si prende la briga di scriverli è proprio tirar fuori questa soluzione desiderata ma non ancora compresa.

Dunque, i lettori, come le persone di cui parla Don Marquis, non sanno che cosa vogliono.

domenica 30 marzo 2014

La saggezza della brevità

Perciò se è vero che la brevità
è l'anima del senno,
e il parlar troppo un fronzolo esteriore,
il mio discorso sarà molto breve.

Lo dice Polonio alla madre di Amleto nella tragedia di Shakespeare, e sebbene il personaggio sia messo in cattiva luce dall'autore, non si può negare che l'affermazione sia è quanto mai vera.

Farò dunque come Polonio-Shakespeare, senza dilungarmi.

Se vuoi annoiare il tuo lettore non hai che da scrivere scrivi testi lunghi.

E se proprio non gli vuoi dare scampo, allora abbi cura di scegliere scegli parole altrettanto lunghe, che quasi sempre sono anche più difficili e inconsuete.

Naturalmente, se stai scrivendo un testo accademico forse alcune parole e alcune costruzioni sintattiche ti saranno indispensabili.

In tutti gli altri casi però una sana e saggia brevità non potrà che giovare gioverà al testo e a chi lo leggerà.

Per revisionare il tuo testo riducendone la lunghezza, usa questi strumenti.

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