giovedì 4 febbraio 2010

Le parole chiave ovvero come strutturare un testo in cinque minuti e risparmiare tempo


Tre parole
Qualche anno fa Valeria Rossi cantava dammi tre parole, sole, cuore, amore: il tormentone era efficace perché conteneva le tre parole-chiave immancabili in un testo da canzonetta sdolcinata e la protagonista della canzone voleva sentire proprio quelle.

Non voglio invitare i lettori a produrre simili capolavori ma riflettere sull'utilità delle parole-chiave, i vocaboli nei quali si condensano i concetti fondamentali di qualsiasi argomento.

Un testo chiavi in mano
Se sto per leggere un articolo di cronaca nera potrò con ragione aspettarmi di trovare le parole rapina, arma, delitto, malvivente, omicidio, furto ecc. magari non tutte ma in buona parte.

Nello stesso modo, in un testo di psicologia probabilmente incontrerò i termini mente, persona, soggetto, psiche, terapia, emozioni, pensiero, disagio ecc.

Chiunque può fare questo stesso esperimento, pensare a un argomento e di getto elencare una mezza dozzina di parole "tipiche" di quello stesso argomento.

Da questo punto di vista, le parole-chiave corrispondono alle cose di cui ha senso parlare in un testo su un determinato tema.

Le parole-chiave aiutano anche i lettori: mentre scrivo io so già che formatterò in grassetto i termini fondamentali per evidenziarli e guidare l'attenzione di chi legge e di certo sceglierò quei termini che condensano i concetti significativi.

In questo caso le parole-chiave possono essere la prova della coerenza tra il testo e l'argomento di cui tratta.

Dalla lista al testo
Non solo per chi scrive canzoncine ma per chiunque si dedichi alla scrittura in generale, preparare un elenco di parole fondamentali può essere un ottimo sistema per costruire un testo stringente in breve tempo.

Io stesso ho strutturato in pochissimo tempo questo post grazie alle parole:
  • Valeria Rossi
  • parole-chiave
  • grassetto
  • software
  • scaletta
  • idee
Delle prime tre ho già parlato, ora passo alla quarta.

La tua lista in pochi secondi
Quando ho poco tempo - o poca voglia! - uso un sistema rapidissimo per generare parole-chiave: una volta scelto l'argomento, prendo un testo - mio o di qualcun altro - su quell'argomento e lo "passo" in uno dei tanti wordlist generator che circolano in rete - ce ne sono alcuni scaricabili e altri online - e in un attimo ricavo la mia lista.

Dalla lista alla scaletta passando per le idee
A questo punto considero le parole-chiave come titoli dei paragrafi: per ognuna delle parole so già di cosa dovrò parlare nelle successive quattro-cinque righe e il testo viene da sé.

Devo soltanto "ordinare" le parole della lista secondo la struttura o scaletta con cui voglio impostare il testo: posso lavorare sull'ordine dei contenuti perché il contenuto mi è già chiaro.

Una volta generate, le parole-chiave si comportano come una normale raccolta di idee, forse meno originale ma di sicuro più snella.

Le chiavi della comprensione
In definitiva, i testi con una solida struttura di parole-chiave hanno un'alta riconoscibilità che aiuta i lettori a fare le necessarie anticipazioni sul contenuto, proprio come la canzone di Valeria Rossi.

A proposito, nel testo a un certo punto dice

slacciati la faccia/arrabbia il gatto che/gioca con la buccia/e gira in tondo

Ecco, non trovo la "chiave" per scoprire l'oscuro senso di questa formula.

Se qualcuno sa cosa significa me lo faccia sapere...
Continua...

sabato 23 gennaio 2010

Saggio breve o tema generale? Roman Jakobson, aiutaci tu!


Il tema temuto
Alcuni studenti si chiedono perplessi che differenza ci sia tra il tema generale, il saggio breve, l'articolo e tutti gli altri "mulini a vento" contro i quali dovranno combattere alla maturità.

La perplessità è giustificata dal fatto che si fa confusione tra i vari tipi di testo, le procedure per strutturarli e cosa si dovrebbe o non si dovrebbe scrivere in ognuno.

Quanti tipi di testo esistono?
Se guardiamo ai cosiddetti generi letterari, potremmo elencarne moltissimi: dalla poesia ai poemi, dal racconto breve al romanzo, dall'articolo al trattato, il testo scritto ha tante forme quanti sono i desideri dei lettori.

Dal punto di vista di chi scrive, invece, oggi si ragiona per tipologie: espositivo-informativo se devo spiegare o riferire, argomentativo se devo ragionare, regolativo se devo prescrivere, narrativo se devo raccontare, poetico se devo stupire.

Ci sono anche testi che semplicemente aiutano il lettore a leggere altri testi, come i dizionari.

Scrittori e lettori, infine, possono "dialogare" anche attraverso la scelta del font, i grassetti, le misure del carattere, i colori, tutti quei segni che affiancano il contenuto ma che a volte risultano determinanti, come nei fumetti dove boom o bang non sono solo quattro lettere ma riproducono l'effetto esplosivo nella forma delle lettere.

Quante cose passano dalla pagina - o dallo schermo - ai lettori?
Scrivere è comunicare: non si tratta solo di tracciare dei segni grafici al posto delle parole dette, ma di preparare un'esperienza di scambio tra chi manda il messaggio, lo scrittore, e chi lo riceve, il lettore.

Fu Roman Jakobson a descrivere come avviene questo scambio:
  • qualcuno decide di comunicare: il mittente
  • nel comunicare trasferisce un "qualcosa": il messaggio
  • qualcun altro, dalla parte opposta, è pronto a ricevere: il destinatario
  • spesso chi comunica riferisce all'altro qualcosa che "sta" nel mondo circostante: il contesto
  • chi comunica da forma al suo messaggio usando un linguaggio con delle regole: il codice
  • il messaggio arriva all'altra persona seguendo una certa via: il canale
Qualsiasi comunicazione, quindi anche la scrittura, può essere letta con lo schema di Jakobson, ma gli studi di questo linguista sulle funzioni del linguaggio ci dicono qualcosa di fondamentale riguardo ai testi.

Se ci sono tante tipologie di testo, come abbiamo visto sopra, è proprio perché nel comunicare ci si può concentrare su ognuno dei sei elementi dell'elenco.
  1. Una comunicazione centrata sul mittente svolgerà una funzione espressiva: lo scrittore si concentra su sé stesso e riproduce sulla pagina il moto dei suoi pensieri e sentimenti, così il suo testo potrebbe somigliare a un diario.
  2. La comunicazione focalizzata sul messaggio svolge una funzione poetica: chi scrive cerca di "limare" il suo messaggio per renderlo quanto più interessante gli è possibile da un punto di vista estetico usando il suono e le immagini, come in una canzone o in un favola.
  3. Se la comunicazione è indirizzata al destinatario parliamo di funzione persuasiva: chi scrive spinge i lettori ad agire secondo le sue direttive e forse scriverà testi filosofici o politici per convincere gli altri.
  4. Quando la comunicazione ha come argomento il mondo esterno o contesto ha una funzione referenziale o informativa: il lettore viene a sapere, impara, conosce qualcosa grazie alle informazioni, alle descrizioni e alle spiegazioni dell'autore, come nei manuali o nelle enciclopedie.
  5. Se durante la comunicazione l'emittente deve spiegare al destinatario parole o significati particolari del codice usato, allora la funzione è metalinguistica: uno scrittore può immaginare che non tutti i lettori conoscano un termine e allora ne fornirà la definizione, come nei testi di divulgazione scientifica in cui si usano molti vocaboli specifici da chiarire.
  6. Infine, nel comunicare, si può tenere "desta" l'attenzione, il canale, con la funzione fàtica: nella comunicazione verbale ogni impennata del volume e ogni cambio di tonalità tengono acceso l'ascoltatore, nella scrittura invece questa funzione passa attraverso l'aspetto tipografico, l'impaginazione e la formattazione e ci sono generi testuali - come l'acrostico o la poesia visiva - del tutto basati su questa funzione.
Si possono mescolare queste funzioni e sperimentare nuove forme testuali?
A volte non ci riescono neanche i grandi.

La funzione comunicativa di fondo del nostro testo non dovrebbe mai venire meno.

Questo spiega perché alla maturità non si può fare un saggio breve con le nostre opinioni e basta: il saggio breve è un testo argomentativo, risponde alla funzione persuasiva, cioè deve convincere il destinatario a pensarla come noi e quindi si scrive con una struttura rigorosa che va studiata e praticata.

La nostra opinione pura e semplice la possiamo esprimere nel tema generale che risponde in parte alla funzione espressiva, cioè ci chiede di raccontare i nostri pensieri rispetto a un argomento.

Ma ci si mette anche il ministero con delle tracce da tema generale che coi temi generali non hanno nulla a che fare.

Ci si mette la scuola quando non insegna ai ragazzi a scrivere con la funzione poetica (fare testi belli!) o almeno con quella fàtica (le regole di stile) mentre li bombarda di funzione metalinguistica (il linguaggio appropriato).

Ci si mettono infine gli scienziati quando usano parole troppo complicate: io fàtica faccio ancora fatìca a pronunciarla dopo tanti anni.

Buon tema a tutti.
Continua...

giovedì 21 gennaio 2010

5 modi per scrivere di più lavorando di meno


Tempus fugit
Gli scrittori abili esercitano la loro abilità soprattutto nello scegliere il momento adatto per scrivere.

La vera abilità è gestire il tempo ed evitare il rischio di impantanarsi in un testo che non ne vuole sapere di prendere forma mentre le lancette continuano a girare senza tregua.

Ma una gestione accorta dei preliminari della scrittura e la volontà di dire ciò che va detto senza tanti giri possono rivelarsi armi efficacissime per scrivere meglio in meno tempo.

Eccone cinque.

Prendere nota
Le idee migliori, le soluzioni più efficaci, le frasi più sorprendenti che da tempo aspettavamo ci arrivano quasi sempre quando non stiamo scrivendo e siamo intenti a fare altro.

Se diciamo alla nostra mente di risolvere un problema essa lo farà ma con i suoi tempi: perciò la mente ci offre ciò di cui abbiamo bisogno nei momenti più impensati.

Quindi, armiamoci di taccuini o registratori, pronti a "catturare" le idee quando arrivano, senza rimandare perché svaniscono più in fretta di quanto si possa credere.

Le liste di parole
Preparare e conservare liste di parole può rivelarsi fondamentale per sbloccare la nostra creatività.

Per ogni argomento ci sono parole chiave, termini specifici, vocaboli usati nel gergo tipico di quella materia: elementi preziosi per comporre subito l'ossatura dei nostri testi.

Le liste di parole sono come pietre miliari con le quali tracciare la strada che il lettore percorrerà nel leggere il nostro testo.

Scrivere a pezzi
Non siamo obbligati a finire un testo solo perché lo abbiamo iniziato.

Da questo principio deriva un importante suggerimento operativo: iniziamo a scrivere diversi testi invece di uno solo e, col passare dei giorni, li completeremo man mano che le idee arriveranno.

Il tempo totale per scrivere più testi in questa maniera sarà pressoché identico a quello che impiegheremmo nel portarli a termine uno alla volta.

Partire dal titolo
Non c'è modo migliore per "obbligarsi" a essere stringenti che scrivere subito il titolo.

Ci sono titoli - come quello di questo post - che non ti lasciano scampo: devi parlare di ciò che hai promesso.

Ma questo non è un problema: è un'opportunità che fa risparmiare tempo e fa crescere la precisione.

Partire dal cuore
A scuola si insegna agli studenti che per scrivere un testo è bene delineare uno scenario iniziale.

Proprio in questo scenario molti giovani si perdono e altri si dilungano in banalità prima di arrivare al dunque.

Invece, proviamo a parlare subito del "cuore" del nostro argomento.

Ci verrà più facile spiegarne poi le caratteristiche, fornire esempi e dettagli aggiuntivi.
Continua...

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