
Uno dei grandi nemici dello scrittore è... l'amore per le proprie creazioni!
Scrivere è in un certo senso tirar fuori qualcosa e ritenerlo prezioso per il fatto stesso di venire dal nostro interno, dalla nostra dimensione personale.
Per questo ci riesce difficile - da autori - essere critici imparziali e fare un buon editing dei nostri lavori.
Solo una lunga esperienza e un metodo efficace per gestire il processo creativo possono renderci capaci di notare subito le complicazioni, le lungaggini e le banali astrusità (l'ossimoro è d'uopo) finite nei nostri "capolavori" ed eliminarle senza rimorsi.
La premessa base è:
tutti gli scrittori fanno una "penosa" prima stesura dei loro testi!
Le eccezioni ci sono, e guai non ci fossero: confermano la regola, secondo il famoso detto.
Ma se abbiamo appena partorito un testo e ci siamo accorti di non aver prodotto di preciso quel monumento letterario che sognavamo, nulla di preoccupante: adesso dobbiamo farne la revisione.
Il post su cui scorrono i vostri occhi ha subito lo stesso processo, questa è la terza versione...
Identifichiamo subito i modi per riconoscere e correggere i problemi più frequenti.
Primo problema: il testo è complicato. Soluzione: semplifica il tuo testo!
Un testo - o un suo passo - è complicato quando costringe il lettore a un lavoro in più mentre potrebbe addirittura portarlo a lavorare meno.
Ci sono complicazioni macroscopiche nella sintassi: con un po' di background grammaticale si impara presto a correggerle ed evitarle.
In generale, è sempre meglio dare una forma lineare alle proprie frasi con la vecchia cara sequenza "soggetto - predicato - complemento", usare in prevalenza frasi principali - quindi con verbi di modo finito - ed evitare subordinazioni oltre il primo livello (ma è fantastico leggere frasi del tutto prive di subordinate!).
Attenzione: le complicazioni più ostili si annidano anche negli angolini del vostro testo!
Un esempio su tutti: le locuzioni verbali.
Molto spesso scegliamo di descrivere fatti, avvenimenti e azioni in genere, con agglomerati di parole facilmente sostituibili con un solo verbo: nella frase precedente ho scritto "scegliamo di descrivere"; adesso, per favore, caro lettore, sostituisci con "descriviamo", ossia con il verbo originario dal quale ho tratto quel mostro di tre parole, e il gioco è fatto!
Se applicheremo anche solo questo accorgimento il testo diventerà come d'incanto più semplice da capire per i lettori.
Scrivere è in un certo senso tirar fuori qualcosa e ritenerlo prezioso per il fatto stesso di venire dal nostro interno, dalla nostra dimensione personale.
Per questo ci riesce difficile - da autori - essere critici imparziali e fare un buon editing dei nostri lavori.
Solo una lunga esperienza e un metodo efficace per gestire il processo creativo possono renderci capaci di notare subito le complicazioni, le lungaggini e le banali astrusità (l'ossimoro è d'uopo) finite nei nostri "capolavori" ed eliminarle senza rimorsi.
La premessa base è:
tutti gli scrittori fanno una "penosa" prima stesura dei loro testi!
Le eccezioni ci sono, e guai non ci fossero: confermano la regola, secondo il famoso detto.
Ma se abbiamo appena partorito un testo e ci siamo accorti di non aver prodotto di preciso quel monumento letterario che sognavamo, nulla di preoccupante: adesso dobbiamo farne la revisione.
Il post su cui scorrono i vostri occhi ha subito lo stesso processo, questa è la terza versione...
Identifichiamo subito i modi per riconoscere e correggere i problemi più frequenti.
Primo problema: il testo è complicato. Soluzione: semplifica il tuo testo!
Un testo - o un suo passo - è complicato quando costringe il lettore a un lavoro in più mentre potrebbe addirittura portarlo a lavorare meno.
Ci sono complicazioni macroscopiche nella sintassi: con un po' di background grammaticale si impara presto a correggerle ed evitarle.
In generale, è sempre meglio dare una forma lineare alle proprie frasi con la vecchia cara sequenza "soggetto - predicato - complemento", usare in prevalenza frasi principali - quindi con verbi di modo finito - ed evitare subordinazioni oltre il primo livello (ma è fantastico leggere frasi del tutto prive di subordinate!).
Attenzione: le complicazioni più ostili si annidano anche negli angolini del vostro testo!
Un esempio su tutti: le locuzioni verbali.
Molto spesso scegliamo di descrivere fatti, avvenimenti e azioni in genere, con agglomerati di parole facilmente sostituibili con un solo verbo: nella frase precedente ho scritto "scegliamo di descrivere"; adesso, per favore, caro lettore, sostituisci con "descriviamo", ossia con il verbo originario dal quale ho tratto quel mostro di tre parole, e il gioco è fatto!
Se applicheremo anche solo questo accorgimento il testo diventerà come d'incanto più semplice da capire per i lettori.
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