lunedì 2 agosto 2010

Scrittura funzionale o creativa?

Il titolo non è un invito a scegliere su quale tipo di scrittura concentrarsi.

Credo che gli amanti della scrittura sappiano già quale strada seguire, e poi la distinzione sarebbe solo la prima di una lunga serie.

Scegliendo la funzionale, infatti, poi ti toccherebbe decidere se buttarti sull'informazione o sull'argomentazione, e rispettivamente scegliere da una parte se informare o spiegare e dall'altra se criticare o proporre, e mille altre piccole domandine per arrivare al tuo testo.

Non ne parliamo, poi, delle scelte sul versante della creativa: poesia o prosa? romanzo, racconto, novella? verso libero o metrica?

Tra i passi più emozionanti per uno scrittore ci sono anche le soluzioni a questi enigmi, che lascio alla tua sensibilità.

Vorrei focalizzare invece gli aggettivi, funzionale e creativa.

Mi sembrano davvero illuminanti per comprendere come funziona la nostra testa quando ci accingiamo ora a un tipo e ora all'altro tipo di scrittura.


Se la scrittura è funzionale vuol dire che svolge una determinata funzione, vuol dire che mette in relazione due parti consentendo un contatto, uno scambio, vuol dire che senza di lei qualcosa smetterebbe di funzionare.

Un mondo senza informazione, per esempio, non è pensabile se consideriamo il nostro bisogno di sicurezza fisica, e nelle epoche di maggiore difficoltà per la tecnologia dell'informazione, per esempio nell'alto Medioevo, questo bisogno di sapere cosa succedeva nel mondo, quali strade scegliere, quali posti evitare, rese i monasteri i luoghi più importanti perché i viandanti sostavano presso i monaci e raccontavano loro in che condizioni era l'Impero ormai distrutto.

L'informazione va a risolvere problemi concreti, perciò la sua funzione è influenzare in modo diretto lo svolgimento della vita delle persone e ha una vocazione collettiva, mira a rivolgersi a quante più persone è possibile.

Se la scrittura è creativa, invece, è frutto di creazione che, come insegna quel signore lassù, consiste nel realizzare qualcosa che prima non c'era.

Questo dato non è affatto ovvio: se non c'era forse non serviva.

Da un punto di vista pratico, infatti, la scrittura creativa non svolge in realtà alcuna funzione.

Su questo punto c'è molta nebbia e il dibattito può essere sicuramente ricco, ma mi sento di dirti che la scrittura creativa non influenza direttamente la vita di nessuno, almeno non nel senso di quella funzionale che mira a risolvere problemi spesso pratici.

Il suo non funzionare però la rende ancor più preziosa per la sua vocazione individuale: chi scrive romanzi o racconti o poesie non vuole andare da qualche parte, cioè non si sta proponendo con le sue opinioni per risolvere un problema, ma è mosso da qualcosa che per essere compreso gli rende necessario proprio l'atto di scrivere.

Gli scrittori di narrativa e poesia sanno bene di dover risolvere questo problema individuale, ossia aiutare questo impulso a prendere una strada, anche se non possono farlo in modo diretto, perché esso nasce nel profondo dei loro vissuti, e tutto il lavorìo tecnico di sfrondare, revisionare, correggere spesso è il tentativo di rendere visibile il cuore pulsante della loro arte.

La scrittura funzionale e quella creativa hanno proprio un processo produttivo differente.

Per scrivere un articolo o un saggio, l'autore ricorre ai suoi processi cognitivi, percezione, attenzione, memoria, linguaggio e pensiero.

Essi si attivano e cercano l'oggetto di cui parlare.

Ma dove lo cercano?

In loro stessi, si tratta di dati, ed essi sono fatti apposta per essere maneggiati da queste cinque facoltà mentali.

Perciò tra i processi cognitivi di uno scrittore funzionale e i contenuti della sua scrittura c'è una sostanziale identità nel codice, i processi cognitivi potrebbero andare in crisi non trovando un'informazione, ma sono in grado sempre di riconsocerla e metterla in parole.

Non è così nella narrativa e nella poesia, lì non c'è nessuna certezza.

Lo scrittore creativo non cerca i suoi contenuti negli stessi luoghi di quello funzionale, ma lo fa usando le stesse facoltà.

Come quando usi l'attrezzo sbagliato ma ti sembra comunque che possa svolgere la stessa funzione, che so, stringere una vite usando le forbici, girare gli spaghetti con un cucchiaio, tu ci provi, qualcosa accade ma nello stesso tempo ti rendi conto di questa inappropriatezza del mezzo rispetto al compito.

Il "serbatoio"dello scrittore creativo sta nelle tracce emotive, nei meandri sentimentali, nelle immagini di esperienze spesso evaporate e i processi cognitivi fanno molta fatica a orientarsi in questo mondo caotico.

I contenuti potenziali dello scrittore creativo sono scritti in un codice che i processi cognitivi non capiscono bene, perché non sono informazioni.

Tutti i tentativi di scrittura di un romanziere o di un poeta sono come una domanda alla sua scatola nera: è questo che vuoi dirmi?

Ecco perché la scrittura creativa può lasciare spossati, rispetto a quella funzionale, perché in realtà è un assurdo della mente, un tirare a indovinare, che le nostre piccole facoltà mentali azzardano nei confronti del calderone di emozioni, sentimenti e valori dentro di noi.

Ed è proprio vero che lo scrittore funzionale vuole dire qualcosa, e quindi in lui predomina la componente volitiva, mentre lo scrittore creativo ha qualcosa da dire, perciò il suo lavoro si tinge di necessità.

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