giovedì 25 marzo 2010

Il testo argomentativo: viva la tesi o abbasso l'antitesi?


Introduzione
Chi sa espone, chi insegna argomenta.

Se dovessimo spiegare quanti tipi di testi in prosa, non artistici, esistono potremmo riassumere il tutto con questa frase.

Mentre il testo espositivo serve a trasferire informazioni, il testo argomentativo tenta di convincere i lettori su una certa idea, pensiero, visione ecc.

La distinzione è fondamentale, soprattutto per gli studenti alle prese con l'esame di maturità dove questo genere testuale è inserito nella prima prova scritta.

Scrivere un testo argomentativo può essere un'esperienza affascinante perché richiede un impegno personale e non soltanto l'uso di abilità.

La motivazione a scrivere un testo argomentativo dev'essere per forza "interna": non solo voglio convincere qualcuno a pensarla in un dato modo, ma io stesso ci credo e sostengo la mia posizione.

Invece un testo espositivo si può scrivere anche se l'argomento in sé non è proprio al centro dei nostri interessi, per dovere, per studio, per lavoro, ma è difficile scrivere un saggio che offre un punto di vista specifico senza che questo punto di vista non ci appartenga sul serio.

Se c'è questa motivazione si ha già un buon punto di partenza, necessario, ma non sufficiente.

giovedì 18 marzo 2010

Una scrittura da favola...


C'era una volta un'idea.

Vagava in una testa, dopo esser spuntata da una scarica elettrica tra due neuroni.

Nel suo vagabondare non sapeva di correre un grave rischio: altre scariche sarebbero arrivate e lei sarebbe scomparsa nel nulla, per sempre, senza nessuno che l'aiutasse a uscir fuori da quello strano luogo e a trovare un posto sicuro dove stare.

A un tratto da una penna scaturì un filo d'inchiostro grazie al quale la nostra piccola idea poté planare su una grande distesa di carta.

Finalmente, un attimo di pace...

Se ne stava lì tranquilla e diceva a sé stessa "che fortuna che ho avu..." e senza che ebbe finito di dirlo ecco che iniziarono a pioverle intorno altre idee e tutte si lasciavano scivolare sulla carta lungo fili e fili d'inchiostro, un acquazzone di idee!

sabato 13 marzo 2010

Verbi fraseologici: maneggiare con cura


Sto per dirvi una cosa molto importante da ricordare prima di cominciare a scrivere un testo:
mentre state scrivendo continuate a controllare la lunghezza e prima di finire di scrivere, per non lasciarsi sopraffare dalle lungaggini, fate andare la vostra attenzione ai verbi e cercate di individuare quelli fraseologici.

Queste righe che consigliano di stare attenti ai verbi fraseologici sono un esempio di come questi verbi possano "gonfiare" un testo fino a renderlo "indigesto".

I verbi fraseologici sono molto usati nel parlato: sono verbi che aiutano altri verbi a realizzare l'azione espressa dal loro significato e aiutano chi parla o chi scrive a trovare le parole.

Il problema è che sono ridondanti: quasi sempre si possono eliminare lasciando il significato del verbo più importante.

Ora, una sfilza di verbi fraseologici in un esempio forzato come questo fa orrore, però attenzione a falciarli via tutti solo per amore di brevità: si rischia di eliminare sfumature necessarie per comprendere lo spirito del testo.

Io raccomando di fare queste operazioni sempre in fase di revisione e mai di stesura, altrimenti l'esperienza dello scrivere si trasforma in una ricetta per produrre e basta.

E ora ripercorriamo passo passo il "mostro testuale" a inizio del post e staniamo i nuovi nemici da eliminare.

venerdì 5 marzo 2010

Il glossario: una struttura che funziona sempre


Cosa fare se, in procinto di scrivere un testo, non sappiamo bene quale struttura usare?

Siamo consapevoli di come un argomento possa apparire diverso nella sua forma o nei suoi effetti a seconda di come lo strutturiamo.

Inoltre, le strutture ci obbligano a soddisfare certe funzioni comunicative: un articolo potrà informare o narrare, un saggio dovrà piuttosto esporre e persuadere, un racconto dovrà descrivere e avvincere.

Ma a volte, pur avendo individuato con precisione l'argomento e aver raccolto un mare di idee pertinenti ed efficaci, non sappiamo da che parte "attaccare" questi "brandelli" di materiale, quali mettere in evidenza, quale organizzazione imprimere al tutto.

Propongo una soluzione immanente ai materiali: scriviamo un glossario.

Sì, un testo in cui esponiamo idea per idea tutto il materiale raccolto sull'argomento ma, invece di strutturarlo secondo una strategia comunicativa, esponiamo i contenuti in ordine alfabetico.

La logica del glossario è universale, si adatta a qualsiasi contenuto.
Inoltre, il glossario nasce per la consultazione più che per la lettura, quindi le sue qualità saranno la chiarezza e la semplicità, piuttosto che le questioni formali e stilistiche.

Realizzare un glossario non solo è un'operazione rapida, ma ci permetterà di avere subito un testo
  • leggibile, poiché avremo diviso i contenuti in pezzi piccoli, più digeribili
  • pratico, perché esporremo ogni idea rivelandone subito la sua utilità
  • flessibile, dato che il lettore potrà leggerlo iniziando da dove vuole, interrompendo la lettura in qualsiasi momento, riprendendo quando e da dove gli parrà opportuno e, soprattutto, potrà anche non finire mai di leggerlo
Eccovi un primo esempio.

martedì 2 marzo 2010

Verbi impersonali: ne usi o ne abusi?


Si da il caso che...
Usare i verbi impersonali viene quasi spontaneo: la nostra mente prefigura un fatto, un evento, qualcosa che accade, e il linguaggio si "àncora" a quel concetto esprimendolo attraverso un verbo attorno al quale costruire il resto della frase.

La prima frase del paragrafo precedente, per esempio, è impersonale: il verbo venire è usato nel senso di accadere, avvenire, e sta a indicare un evento piuttosto casuale o del quale non è essenziale stabilire una causa.

E quest'ultima frase, con il verbo di necessità non è essenziale è una frase altrettanto impersonale, come i sottotitoli di tutto il post.

Si tratta di...
I verbi impersonali si caratterizzano per la mancanza di qualcuno che faccia qualcosa in modo chiaro, esprimono quindi concetti di livello più astratto, come delle regole generali che valgono un po' per tutto.

Questa loro caratteristica implica due tipi di problemi per chi scrive:
  • per il lettore leggere un testo estremamente astratto può essere stancante, difficile e in certi casi noioso, soprattutto quando a furia di verbi impersonali l'autore stabilisce regole generali ma non da alcun esempio per favorire la comprensione
  • i verbi impersonali, con il loro carattere normativo, stabiliscono presupposti sui quali si regge tutto il testo seguente, ma resta da vedere se chi scrive ha l'autorità giusta per stabilire tali presupposti o se invece non sia meglio proporre gli stessi concetti come opinioni
Nel burocratese i verbi impersonali spadroneggiano: a tutti sarà capitato di leggere cose tipo si avvisano i cittadini che, si certifica che e altre voci del genere.

Il difetto di ogni burocrazia, si sa, è la sua sfuggente inconsistenza.

Perché rischiare di burocratizzare i nostri testi?

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