mercoledì 25 gennaio 2012

Due o tre cose sulla scrittura che ho imparato dal tango



Isso, provincia di Bergamo, al Prima Stella, un venerdì come tanti nei quali a un certo punto mi sto allacciando le scarpe - quelle normali - dopo la lezione, e l'occhio mi cade verso la pista, dove - in attesa che arrivino gli allievi del corso successivo - Alberto e Paola ingannano il tempo improvvisando un tango.

La prima cosa che noto è il filo di tensione continua, che non si spegne mai.

Anche quando Alberto frena l'impeto di una corridita o mentre Paola scavalca la sua gamba lustrandola, i due non sono mai veramente fermi e nonostante l'apparente pausa si può ben dire eppur si muove.

Mi viene subito in mente la scrittura, o meglio, l'incontro felice che a volte si fa con un testo che riesce a mantenere le sue vibrazioni dalla prima all'ultima parola.

Come si fa?



Con il ritmo
L'alternanza di vuoti e di pieni, di frasi staccate e lunghe sequenze melodiche nella musica, porta il tanguero a intercalare tutto il suo repertorio, ora zigzagando e ora navigando in crociera lungo la pista, ora roteando lento come una statua mobile e ora cambiando continuamente verso alle torsioni, fino a scuotere la partner.


Metti ritmo nei tuoi testi, mi dico, fai rincorrere periodi lunghi e paragrafi stringenti, frasi da lungo respiro a tutta pagina con piccoli frammenti da due tre parole.

Ché anche l'occhio, prima ancora della mente, possa notare la curva ritmica del testo.

Con l'incertezza
Quando Alberto e Paola chiudono un giro, non lo chiudono sul serio, esso contiene in potenza il germe della nuova sequenza, pronta a scattare come molla o a defluire come rivolo, ma tu non saprai mai in che momento accadrà, e anche quando dalla fine di una figura ne sarà scaturita una nuova, prima ancora che tu possa rilassarti, ecco un nuovo finale che diventa principio, un'altra figura che pare smorzarsi nella stasi finché un'energia celata riemerge e le gambe del tanguero tornano a raccontarti un nuovo pezzo di storia.

Saper raccontare a parole, per noi che scriviamo, vuol dire anche giocare con piccole iniezioni d'incertezza nell'attenzione del lettore, spruzzare nei nostri testi ingredienti per favorire il fiato sospeso, la tensione in chi legge, tale da fargli dire un lungo e persistente e adesso che cosa succederà?

Con lo spiazzamento
Il piede di lui blocca quello di lei, la torsione del busto la invita ad oltrepassare la gamba del tanguero, quando questi - d'improvviso - si ritorce, ci ripensa, cambia idea, rispedendo il corpo della sua metà nella direzione opposta e - non contento - conclude riportandola di nuovo oltre la sua gamba, così come aveva iniziato.

In una sequenza del genere, anche l'esperto conoscitore di tango crede di riconoscere la figura che arriverà, si stupisce dell'improvvisa svolta ma l'accetta e l'identifica, per poi arrendersi quando - per la terza volta - il tanguero lo spiazza inesorabile.

Se nel tuo testo riesci a guidare il lettore in simili labirinti, sarà un piacere per lui perdercisi dentro, se le tue parole saranno altro da ciò che sembrano, se le frasi che stendi sapranno virare al momento giusto, se la storia che racconti saprà cambiare se stessa.

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