mercoledì 29 febbraio 2012

Trovare il proprio lettore e tenerselo stretto

Quante volte hai letto l'invito a scrivere testi coinvolgenti e persuasivi?

Sì, mi ci metto anch'io: quante volte ti ho cantato questa canzone?

Ma io parlo, parlo... ma di che cosa?

Si fa presto a dire testi coinvolgenti e persuasivi, basta non dire la cosa più importante: coinvolgenti e persuasivi PER CHI???

Una delle prime regole della scrittura professionale è conoscere il proprio lettore, e non è per niente facile scrivere testi fatti apposta per piacere a qualcuno in particolare.

Non è solo questione di argomento: certo, se scrivo di polizze o di robot da cucina presumo di rivolgermi a persone in cerca di assicurazione e aspiranti cuochi, ma non basta.

Affinché quelle persone sottoscrivano la polizza o decidano di darsi alla preparazione di dolci bisogna che si identifichino con il testo letto.

Come si può essere sicuri che la magia avvenga?


Lettore: chi sei?
C'è un lettore - anzi, una lettrice - che stravede per i suoi figli, guarda con un po' di preoccupazione alla loro crescita che probabilmente glieli porterà via, mentre il marito si sta deprimendo perché il medico lo ha imbottito di medicinali per l'ipertensione.

C'è un lettore capace di vendere anche la cupola di San Pietro ai turisti - la fontana di Trevi l'aveva già venduta Totò - che si vede superare da venditori più giovani di vent'anni e disposti ad accettare molti soldi in meno.

C'è un lettore che ama il brivido di una sfida a carte, isolarsi in sterminati romanzi thriller, sfornare pizze di ogni tipo, avere sempre ragione.

Ma soprattutto, potrebbe non esserci un lettore in cerca di polizze o robot da cucina.

Ci hai mai pensato?

Ci sono lettori in teoria, e ci sono persone che leggono o potrebbero leggere, se solo qualcosa in quel testo risuonasse con le loro corde più profonde.

Ma che dico, neanche le loro: quante volte ti capita di leggere un testo e pensare ecco, queste parole farebbero al caso di... e pensi a un amico, un parente, un conoscente, e lo riconosci a tal punto in quel testo che fai di tutto per recapitarglielo?

Questo intendo, quando parlo di lettori e persone, perché se un testo - che non m'interessa - non mi lascia neanche immaginare qualcuno cui potrebbe interessare, allora è un testo che si rivolge al sig. nessuno, uno di quelli dei sondaggi ipotetici che spesso grondano dagli schermi televisivi.

Ehi, dico a te!
Questa è la frase dalla quale dovresti mentalmente partire.

Non scrivere a un'entità demografica, perché non esiste.

La persona a cui devi rivolgerti vuole sentirsi unica.

Scrivi esattamente per qualcuno, immaginandone per filo e per segno le condizioni di vita, le aspirazioni, i tratti caratteriali, le fisime, i pregi, i segreti, i ricordi.

Scrivi a quei ragazzi di oggi che ridono dei vecchi - cioè quelli a partire dalla mia età! - che non sanno usare il computer e non hanno mai visto il Signore degli anelli (averlo letto non conta, per loro!).

Scrivi a Filippo - nome inventato, per carità - che dovrebbe gestire la tabaccheria con le macchinette per il gioco e invece è il primo dei suoi clienti e si sta indebitando ma la moglie ancora non l'ha scoperto.

Scrivi a chi è appena andato in pensione e si sta chiedendo che cosa può fare con tutto quel tempo libero.

Certo, anche queste persone non esistono, eppure se dedichi loro qualche minuto di fantasia ti appariranno più umane di molti altri esseri che ti circondano.

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