martedì 7 febbraio 2012

Un post sui post

Se nel post precedente ho cercato di raccontare a quali condizioni essenziali può esistere la scrittura, oggi voglio completare il lavoro, scendendo nel dettaglio del singolo post.

Sebbene ogni articolo veda la luce in modo singolare e spesso profondamente diverso da tutti gli altri, ogni diversità si configura come una deviazione occasionale da un percorso che invece è più o meno sempre lo stesso, e che t'invito a provare.

Se, come accade a me, lungo questo percorso subirai la tentazione di cambiare qualcosa, fallo: è segno che la tua creatività sta emergendo.

Tuttavia, se non avessi mai iniziato a incamminarti su una strada - che può essere quella di oggi o un'altra - probabilmente la tua vena creativa avrebbe tardato a farsi sentire.

Buona passeggiata.



Scrivi ovunque
Non scrivo mai gli articoli al pc.

Eppure, penserai, se sono sul blog dovranno pur essere stati digitati o dettati con un software.

Certo, ma intendo dire che non invento, non creo, non imbastisco mai gli articoli quando mi siedo al pc per trascriverli.

Lo faccio sempre in tutti gli altri momenti della giornata, prendendo di colpo il quaderno dalla borsa o dalla tasca e appuntando ora l'idea, ora la frase, ora il titolo risolutivo e ora la chiusa che attendevo con ansia.

Sono fermamente convinto che scrivere al computer distragga troppo, perché devi preoccuparti di tutta la sovrastruttura della visualizzazione, degli errori sottolineati con quegli sgorbi colorati, del carattere, del grassetto, di tutto ciò di cui dovresti occuparti solo alla fine ma che non riesci a tralasciare perché ce l'hai davanti agli occhi.

Soprattutto leggi
La maggior parte del tempo la passo a leggere.

Testi altrui ma anche i miei: una scorsa agli articoli precedenti spesso mi basta per farmi venire una nuova idea su cui lavorare nei giorni seguenti.

In particolare, se ho deciso di scrivere su un certo argomento, cerco di leggere articoli sullo stesso tema, per trovare il modo di andare oltre.

Mai stare a mani vuote
Non scrivo mai su un foglio bianco.

Ora, senza scomodare la storiella dell'uovo e della gallina o quella del big bang e di cosa ci fosse prima, è chiaro che materialmente sarà esistito un foglio bianco.

Ma io parlo del foglio bianco della mente: non accade mai che io mi dica adesso mi faccio venire un'idea.

Perché le idee non cadono nel vuoto, temono la solitudine e si trovano bene solo in mezzo alle loro sorelle.

Per questo, fare tanta ricerca su ciò di cui vuoi scrivere è fondamentale, anche se poi scriverai tutt'altro.

Ma devi lavorare sul "pieno", mai sul vuoto.

Che cosa e perché
Questa regola è semplice ma lo è anche dimenticarla.

Per esempio, poiché le statistiche mi dicono che i lettori sono interessati soprattutto ai post sul come si fa a scrivere, allora ho stabilito di fare un post su come scriverne uno (che cosa) dato che sembra l'argomento più ricercato da coloro che passano di qui (perché).

L'ho stabilito ieri, e ne ho preso nota nel quaderno.

Poi, a intervalli sparsi, ho buttato giù i vari punti che stai leggendo.

In questo preciso momento, mentre batto i tasti, sto solo limando e riordinando i pezzi di un post che è già tutto spalmato nelle pagine di carta.

Quasi sempre mi basta appuntare il che cosa e il perché, poi il cervello fa tutto da solo (questo grazie alla seconda regola).

Niente censure
E visto che ho appena parlato di come i pezzi di questo post siano finiti nel mio quaderno tra ieri e stamattina, aggiungiamo anche che dopo aver stabilito il che cosa e il perché, se davvero vuoi che il cervello prosegua da sé, devi dargli carta bianca.

Non è facile come sembra, sospendere del tutto il giudizio su quello che può venir fuori: a volte puoi pensare di aver scritto una follia, altre volte ti sembra bellissimo ciò che hai appena redatto, altre volte ancora ti maledici per aver scelto la scrittura come tua strada per esprimerti.

Eppure, devi continuare, limitarti a osservare il giudizio che si forma automaticamente in te, e scrivere comunque quello che hai pensato.

Solo in seguito, vaglierai che cosa conservare e usare per il tuo testo finale e che cosa buttare via.

Titoli su titoli
Penso davvero che i post scritti senza aver prima pensato al titolo siano molto meno del dieci per cento del totale.

Anche quando arrivo alla scrittura vera e propria, e devo mettere insieme i pezzi, se pure nei giorni precedenti non ho affatto pensato al titolo, la prima cosa che faccio è proprio scrivere il titolo nell'apposito spazio.

Se non riesco a trovarlo, non scrivo il post.

Ed è vero il contrario: nel mio elenco post, dal lato gestionale, ci sono tanti post aperti perché ho pensato al titolo ma non ho ancora finito di sistemare il contenuto.

Un altro sistema efficacissimo è provare a scrivere decine di titoli differenti per il proprio testo: non solo si trova il titolo migliore ma ci si chiarisce alla grande che cosa veramente vogliamo scrivere e perché.

È l'ora
Arriva il momento in cui, anche se volessi, non riuscirei a rimandare.

Si presenta proprio come un'urgenza, una spinta interiore, le mie dita devono trasformare tutto il lavorìo delle ore o dei giorni precedenti in parole, frasi, righe, paragrafi, testo.

Un post, insomma.

Come questo e come tanti altri, nei miei blog.

Non ci metto molto a stenderli, diciamo un quarto d'ora.

Quando la fase di strutturazione mentale del testo si è compiuta nella mia testa, si tratta solo di "svuotarla".

Ma non è finita qui.

Non sai scrivere?
Impara a revisionare, allora.

È davvero tutto lì.

Lo so perché so come io stesso trasformi i testi appena scritti, dopo averne visualizzato l'anteprima.

Mi metto lì, con la scheda del post e quella dell'anteprima, leggo quest'ultima, "becco" le zone da rivedere, salto nell'altra scheda e correggo subito, poi salvo e riapro l'altra per vedere il risultato dell'emendamento.

Così, più volte, fino alla fine.

Tutto, in quel momento, mi sembra degno della massima importanza.

Dal vocabolo al punto e a capo, dal sottotitolo al neretto, dal link al tono generale.

Così come nei giorni scorsi tengo alle parole che registro nel quaderno più che a me stesso, quando revisiono non ho pietà e sono pronto a modificare geneticamente tutto quello che ho fatto, in nome di un testo migliore.

Addio, post!
Quando clicco su pubblica post provo un senso di piacevole sfinimento, solo allora mi rendo conto della tensione accumulata, dello sforzo trattenuto, dell'impegno profuso, anche per quei post che mi sembravano passeggiate.

Per qualche attimo, il tempo scompare, sono felicità pura che cammina per la casa.

Finché non mi viene un'altra idea...

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